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In questa sezione
raccogliamo gli scritti (poesie, lettere) inviatici da alcuni
nostri studenti ristretti presso la Casa Circondariale di
Bellizzi Irpino. Questa costituisce per loro l'unica modalità di
apertura agli altri, la possibilità di "guardare ... oltre le
barriere", per immaginare, sognare, ricordare,
rimpiangere una realtà lontana, assai lontana da quella
che si trovano a vivere oggi.
L a scuola diventa così tramite col mondo lontano, libera...la mente dalla solitudine e dalla disperazione e offre, anche attraverso il sito-web, oltre che con la presenza quotidiana, fraterna, educativa degli insegnanti, quel conforto umano e quel coinvolgimento emotivo che gli studenti ristretti mostrano di apprezzare più di ogni cosa, nel loro difficile cammino di ricostruzione.
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Dispense dal carcere
"Il pecorino di
Agrigento"
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Lettere dal carcere |
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Sono passati quasi otto anni e dopo tutto questo tempo trascorso in carcere, per la prima volta, ho potuto trascorrere un po’ di tempo circondato da tanti ragazzi. Si è proprio vero, io detenuto studente ho fatto visita all’ I.T.G. D’Agostino per ritirare il diploma che ho conseguito lo scorso luglio. Per molti ciò che è accaduto può sembrare un avvenimento normalissimo, per nulla straordinario, invece per me è successo qualcosa di speciale. Certo ho avuto un permesso premio con moltissime restrizioni, ma nonostante misure straordinarie dopo la visita a scuola, mi sono sentito per pochi momenti, un ragazzo libero. Non voglio soffermarmi più di tanto sulla mia situazione processuale, ma voglio fare un passo indietro raccontando brevemente come ho trascorso la maggior parte del mio tempo in carcere. Oggi ho 31 anni e mi hanno arrestato a 23 anni, la mia giovinezza sta passando in carcere ma, nonostante mi mancano tantissimo gli affetti familiari, non mi sono mai abbattuto, ho guardato il futuro sempre con ottimismo, sto affrontando con la necessaria serenità la mia carcerazione e mi auguro che presto passerà questo momento. Da subito non ho voluto perdere tempo e ho intrapreso gli studi, ho frequentato assiduamente per cinque anni, cercando di dare sempre il massimo e vi posso assicurare che non è affatto facile, ho incontrato tanti problemi perché non è facile rimanere carcerati per molto tempo in questi posti. L’incontro con gli studenti è stato molto emozionante, ho fatto il mio ingresso in biblioteca e mi sono ritrovato di fronte tantissimi ragazzi che mi guardavano un po’ meravigliati ma subito dopo, percependo la mia emozione hanno applaudito, in quegli attimi ho cercato di raggiungere immediatamente la mia sedia e mi sono seduto rivolgendo il mio sguardo verso i ragazzi, li ho guardati negli occhi e anche se non potevo colloquiare con loro, attraverso gli sguardi incrociati, ho cercato si esprimere la mia gioia di essere lì insieme a loro, credo di esserci riuscito, i ragazzi mi hanno accolto bene, qualcuno forse già mi aveva visto in carcere durante una loro visita, erano tranquilli nonostante la mia situazione di detenuto di “alta sicurezza”. Il preside Marotta ha preso la parola così come alcuni docenti e durante il loro discorso hanno sottolineato i risultati scolastici che ho ottenuto ed i ragazzi, da quello che ho potuto notare, sono rimasti un po’ meravigliati dal fatto che io mi trovavo lì in quella biblioteca per ricevere il diploma che ho conseguito con una votazione altissima. Per me è stata un’esperienza fantastica, tutti i miei sacrifici sono stati premiati spero che sia il primo passo verso la libertà, ho ottenuto ottimi risultati principalmente grazie ai docenti che mi hanno seguito in questi anni, sono stati eccezionali oltre ad essere degli ottimi insegnanti, sono persone straordinarie dal punto di vista umano, non è affatto facile insegnare in carcere è per questo che meritano il mio ringraziamento. Voglio ringraziare le educatrici della casa circondariale di Avellino che mi hanno seguito in questi anni ed infine un grazie al preside Marotta che, nonostante le innumerevoli difficoltà che ha dovuto affrontare per permettere la mia visita a scuola, mi ha permesso di vivere attimi davvero speciali.
Battaglia Carmelo
ex alunno I.T.G. D’Agostino |
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Io che all’inizio Ti guardavo con gli occhi del cuore e che mai avrei creduto che mi avresti combinato tutto quello che poi ho superato. Tu con i tuoi modi misteriosi facevi belle e intriganti tutte le cose che circondavano quel mio modo di vivere. Purtroppo sono stato incapace di capirTi e vederTi realmente per quello che sei e, senza rendermene conto, ho messo in pericolo tante volte le cose più care che ho. Sei riuscito, alla grande, a farmi fare del male, cosa che mi brucia dentro come un fuoco continuamente acceso. Ma ciò non Ti rende vincitore, perché io sono qui, e solo Dio sa cosa non farei per tornare indietro. Pagherei qualunque prezzo, se mi fosse possibile cancellare dai miei giorni tutti i ricordi che ho di Te. Sei stato vicino a prenderti anche quest’anima. Hai distrutto la mia gioventù e la gioia di veder crescere i miei figli, cosa che non so se mi perdonerò. Per Te stavo rischiando di perdere ogni cosa. Ma anche questo dolore alla fine mi è stato utile. Perché solo adesso so Chi sono e Cosa voglio davvero. E se potessi tornare indietro, Ti dimostrerei come saprei risalire sul treno della Mia vita senza di Te --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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Avere Avere, avere. La voglia di avere ha capovolto la mia vita. Molti anni fa nella mia famiglia c’era un enorme disagio economico. No, non è una scusa per i miei tanti errori, anche perché a quel tempo c’erano molte famiglie disagiate e una buona parte di esse viveva onestamente, con poco e niente. Io, invece, da ragazzino volevo cose belle e le volevo subito. Volevo avere moto, macchine, abbigliamento firmato e soprattutto soldi, soldi facili…. e per un po’ sono riuscito ad avere tutto ciò. Ma da qualche anno a questa parte, ho capito che la facilità di quella ricchezza mi portava a trascurare e a frantumare quello che di bello e pulito mi circondava. I miei bambini, mia moglie, mia madre…. I miei fratelli, che ora tanto invidio. Perché li invidio? Perché vorrei avere il loro modesto stile di vita. Modesto, sì, ma pulito e felice con le loro famiglie. Poter sognare e prospettare il futuro dei loro figli. Vorrei poterlo fare anch’io, ma faccio fatica. Le mie speranze le sento sempre più trasformarsi in illusioni, le certezze farsi più lontane ogni giorno che passa. Ma io non mi arrendo, no! e mi attacco di nuovo alla mia forte voglia di Avere, Avere a tutti i costi e molto più di prima…. Se all’epoca volevo moto, macchine e soldi, oggi punto ad un bottino di valore inestimabile. L’amore. Quello che io voglio dare ai miei figli e quello che loro mi regaleranno. L’amore per mia moglie e la sua gioia nel ritrovarsi di nuovo me, come uomo, vicino. Voglio avere il coraggio di guardare mia madre negli occhi e di dirle TUO FIGLIO E’ CAMBIATO. Vorrei poter dire, un giorno, che niente e nessuno può fermare chi ha la voglia e il coraggio di cambiare. --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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Testimonianza dello studente della Casa Circondariale Raffaele Titas, letta nel corso della Cerimonia di apertura dell'anno scol. 2007/2008. Parlare della scuola in un contesto carcerario è complicato . Complicato perché qualunque argomento possa essere portato, a supporto dell’utilità della scuola in carcere, sarà sempre riduttivo. Mi trovo a vivere la condizione di detenuto-studente, ma di tanto in tanto mi accorgo, nel corso del tempo, che la situazione si capovolge e riesco a diventare uno studente-detenuto. Il gioco di parole vuole solo sottolineare che praticando la scuola riesco ad evadere e per la durata dell’anno scolastico sono sempre più studente e molto meno detenuto. La scuola è il portone principale attraverso cui si accede alla vita sociale. Attraverso di essa vengono rafforzate le conoscenze di quelli che sono i valori civili e morali. La scuola all’interno di un istituto penitenziario è un’oasi che esula da quello che è l’humus carcerario. Infatti, negli ambienti destinati ad ospitare le aule, si ha la sensazione di respirare un’aria diversa, di rapporti umani più caldi, di parole diverse. Secondo me, un detenuto che decide di frequentare un corso scolastico è un a persona che ha già deciso di migliorare e riprende un cammino interrotto troppe volte nell’adolescenza, tornando allo studio, e la scuola offre questa opportunità. Lo studio è la chiave per rompere l’emarginazione, per dimostrare che anche chi ha un pass ato fatto di errori e di debiti con la società si può riscattare dimostrando che si vale, che si può rimediare agli errori fatti. A mio parere un titolo di studio ottenuto in carcere vale almeno il doppio. Vale tantissimo, perché viene in un momento della vita in cui, magari, si sta iniziando a perdere la fiducia in se stessi. Bisogna però sottolineare bene che, quando si parla di scuola, non si intende l’edificio o il normale rapporto docente-studente. La scuola di cui parlo, quella del carcere, è fatta di persone, persone meravigliose, che sono i professori che ogni giorno entrano in carcere. Persone che danno molto di più di quello che dovrebbero, riescono, oltre il loro compito, ad essere amici, consiglieri e appoggi morali. Riescono a non vedere il carcerato che ha commesso reati, ma a vedere quello di buono che potrebbe essere in ognuna di queste persone grandi che stanno in banchi da bambino. Adesso inizia il nuovo anno scolastico, anche nel carcere si nota l’ansia di chi dovrà torn are a studiare. C’è chi domanda il giorno di inizio, ci si chiede se avremo gli stessi professori dello scorso anno, come saranno gli orari. Credo proprio che siano le stesse domande che si pongono gli studenti esterni. Saranno più difficili le materie? Avremo una classe affiatata? E il primo quadrimestre? Ecco, ci siamo, queste domande mi dicono che sono tornato ad essere uno studente-detenuto. Questa è la scuola all’interno del carcere, un’ancora, un’isola, una strada. Facciamoci gli auguri per il nuovo anno scolastico. --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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Lettera di Raffaele Titas - 3ªG
Alla sezione staccata dell’ITG “D’Agostino”, presso il carcere di Bellizzi Irpino, c’è la bella usanza prima delle festività di incontrarci tutti, studenti e professori, e per l’occasione i professori offrono un buffet agli studenti detenuti. Vi partecipano gli studenti, i docenti, membri della direzione e della custodia; sempre presente è il Dirigente Scolastico, quest’anno nella persona del Preside prof. Paolino Marotta. Questa non è stata l’unica occasione di incontro che abbiamo avuto: grazie all’iniziativa di “Scuole Aperte” (per noi “LiberaLa Mente”), abbiamo avuto, infatti, più di un’esperienza del genere. Si è avuta la possibilità di un corso di spagnolo, tenuto dall’elettrico padre Leonardo Lucero Lutenko, che è anche il cappellano del carcere, coadiuvato dai nostri professori (Marano, D’Ascoli, Ciletti); ci sono stati incontri con il cabarettista Umberto Valentino ed il cantante Rino Villani, assieme ai professori Iandoli e Capriglione. Ma l’incontro che abbiamo avuto con il prof. Giuseppe Ferraro, del dipartimento di Scienze relazionali, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Federico II di Napoli, e con i suoi studenti è stato un momento speciale. Bisogna dire che il professor Ferraro è un insigne filosofo e, come tutti i suoi colleghi, ha una visione delle cose molto particolare. Infatti come prima cosa ha voluto e fatto in modo che fossimo seduti in alternanza con gli studenti esterni; già questo sistemarsi ha spezzato quel filo continuo che è detenuto-detenuto. Le nostre domande, le loro risposte e poi le loro domande e le nostre risposte, è stato un confrontarsi, un sondare le diverse opinioni. Avremmo potuto essere in qualunque altro posto, sarebbe stato lo stesso. Ma eravamo a Bellizzi? Altro momento bello è stato quando la professoressa Nazzaro (molto affettuosamente Alfonsina), assieme a tutti gli altri professori, ha fatto in modo che ci incontrassimo noi, studenti detenuti, con i nostri compagni di IV e V della sede centrale. Mamma mia!! Per me, che ho 46 anni, è stata una ventata di gioventù, nel senso che vedere tanti ragazzi (circa 50), belli della loro età, forti dei loro progetti, tutti assieme, mi ha regalato uno sprazzo di gioia adolescenziale. Anche nelle loro domande, la solita curiosità di chi viene a farci visita. La parte più simpatica di quell’evento è stato che ci si è messi a discutere dei professori, perché molti di quelli che hanno loro erano nostri docenti dello scorso anno. In pratica, dopo le prime curiosità, ci si è ritrovati in discorsi inerenti l’attività scolastica, cose da studenti! Gli alunni erano accompagnati dalla professoressa Titti Lombardi, che saluto assieme a tutti i ragazzi. Per quanto riguarda sia gli studenti del prof. Ferraro che i nostri compagni di scuola della centrale, trovo che sarebbe bello poterli incontrare una seconda volta, poiché un solo appuntamento funge da approccio con la nostra realtà rinchiusa ed il poco tempo disponibile non dà spazio per scambi più interessanti. Torno alla nostra usanza di salutarci per le festività con un buffet. Come sempre c’erano tutti i nostri professori, chi non era presente era di certo impedito da impegni, perché partecipano sempre tutti con grande disponibilità. Il ghiaccio lo rompe sempre la professoressa Nazzaro, sembra che sia la più portata in queste situazioni, poi c’è il saluto del preside che, anche se non è fisicamente con noi tutti gli altri giorni, è comunque presente con tutto l’impegno e la disponibilità che notiamo nelle varie iniziative. Nell’occasione ci ha illustrato le cose che già sono stata fatte ed i progetti per il prossimo anno: una persona piena di energie che investe per la nostra scuola. Abbiamo inoltre saputo che lo scorso anno scolastico il punteggio migliore agli scrutini lo ha ottenuto un nostro compagno del quarto anno della sezione staccata (8.60/10). Un monito ai nostri compagni della centrale: e allora?? Che fate? A noi fa piacere, ma voi siete giovani e dovete darvi da fare. Forse non vi rendete conto che avete l’età per conquistare il mondo?! A questo punto dovrei nominare tutti i nostri professori ed elencare tutti i loro pregi. Sarebbe lungo l’elenco dei nomi, ancor di più quello dei pregi, basta dire che anche il più burbero ha il cuore d’oro. La prossima volta vi spiego perché penso questo di loro. Con questo voglio anche dirvi che vi scriverò ancora --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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Lettera di Antonio Morano - 1ªG
Sono Antonio, un detenuto studente che frequenta il primo anno dell’ ITG D’Agostino. Il primo giorno ci sono andato solo per poter evadere da quella che era la routine giornaliera, poi, tra una lezione e l’altra, mi sono appassionato perché avevo dimenticato l’importanza della scuola. Non avrei mai immaginato di trarre piacere dagli studi, poiché non davo valore a tutto ciò. Poi, riflettendo bene grazie anche all’impegno e alla disponibilità che ci offrono i nostri stupendi professori, sono riuscito a trovare me stesso e a pormi un obiettivo, quello di riuscire a conseguire il diploma. Così potrò dimostrare ai miei figli che, nonostante stia lontano dal loro amore, riesco a reagire e a pensare in positivo. Mio figlio sta iniziando a studiare la lingua inglese ed io, grazie all’opportunità che la scuola mi ha offerto, sto riuscendo a trovare nella lingua inglese un altro punto d’incontro con mio figlio. Quello che mi rende più felice è che, da quando gli ho trasmesso il mio entusiasmo per gli studi, non perde più un solo giorno di scuola. In questo caso la scuola mi ha dato un’ulteriore opportunità di avere un rapporto migliore con i miei figli. Grazie allo studio sono anche riuscito a modificare il mio carattere. Prima per me un ingegnere era un personaggio molto lontano da quello che era la mia vita giornaliera, poi riflettendo bene sono riuscito a capire che sono solo persone che si sono impegnate con sacrificio nello studio e hanno lottato nella vita per arrivare ad essere quello che sono. Mi rendo conto di essere cresciuto nell’ignoranza, perché per riuscire nella vita serve forza d’animo e spirito di abnegazione. Le cose perse non si possono recuperare, ma se ne possono costruire di nuove che saranno più forti e più belle perché sono figlie dell’esperienza tratta dagli errori. Sono consapevole di aver vissuto una realtà virtuale fatta di cose belle riflesse in uno specchio. La realtà è fatta di cose semplici, il vivere quotidiano. Basta! Voglio dimostrare a me stesso di essere un uomo che sta cambiando, dentro di me c’è qualcosa di buono che vuole uscire e farsi conoscere. Sento che anche la mia famiglia nota questo cambiamento, quindi significa che stanno riacquistando fiducia in me. Credetemi, sapere che le persone mi vogliono bene, credono in me, e sapere che hanno fiducia in quello che ho intenzione di fare è una bella sensazione! Questa forza mi viene dai miei genitori che, nonostante gli errori, mi sono stati sempre vicino e mi hanno trasmesso la loro stessa forza. Io, invece di ricambiare il loro amore, ho fatto quello che credevo sarebbe stato giusto per me, senza rendermi conto che stavo diventando pedina di un gioco più grande di me. Mi rendo conto che ricominciare sarà dura, ma ci metterò tutto il mio impegno, certo di riuscire a rialzarmi ogni volta che cadrò, con l’aiuto e l’amore di chi mi sarà vicino --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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SOCIETA‘ MULTIETNICA Oggi la nostra società è, purtroppo, gravata da problemi, più o meno, gravi che condizionano in maniera negativa sia la collettività che il singolo individuo. Il cambio lira-euro ha prodotto nuovi poveri, le famiglie non arrivano più a fine mese con gli stipendi che si sono ridotti in modo automatico. I giovani riescono sempre con più difficoltà a trovare lavoro. La piccola delinquenza dilaga, facendo presa su fasce di età sempre più basse. L’arrivo di tanti disperati, sia dall’Africa che dai paesi dell’est, è un problema e anche l’intolleranza di tanta gente non aiuta. E’ pur vero che l’Italia ha prodotto un ininterrotto flusso migratorio ed è noto il trattamento ricevuto dai nostri connazionali nei vari paesi di immigrazione: Germania, Belgio, Stati Uniti, Svizzera ecc.... Proprio in memoria di tutto questo passato, secondo me, è ingiustificabile l’intolleranza, tanto ostile, che si ha nei confronti di queste persone che, dopotutto, sono come eravamo noi. Tra di loro ci sono delinquenti? Ne abbiamo esportati anche noi.
Di sicuro la gran parte di questa moltitudine di persone è
formata da chi spera in un futuro migliore. A mio parere il
problema è istituzionale, bisognerebbe non lasciare a sé stessi
questi nuovi ospiti. Dovrebbero essere assistiti per non
accrescere il degrado che si nota, ormai, in tutte le grandi
città: Oggi le società sono indirizzate verso uno sviluppo multietnico e quindi, più che contrastare il tutto, sarebbe opportuno assecondarlo per meglio indirizzarlo nell’integrazione sia nazionale che territoriale. Tutto ciò provoca un ulteriore disagio alla collettività: lo scontro tra poveri che, tante volte, viene confuso con uno scontro delinquenziale. Non di rado si ha la notizia di eventi delittuosi più o meno gravi che vengono tacciati come atti di criminalità, ma è semplicemente il prodotto di tanta fame, miseria e paura. Sarebbe di buon gusto riutilizzare quei vecchi moduli abitativi delle varie organizzazioni di assistenza (protezione civile, croce rossa ecc...) per creare degli spazi attrezzati al posto di tante vergognose (per noi) baraccopoli ed iniziare ad accogliere, civilmente, dando una decorosa collocazione a chi ne ha bisogno.
Raffaele Titas --------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
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ANGELI PERSI
Ma è di altri “Angeli persi” di cui voglio parlare. Ogni anno in Italia, e non solo, sono centinaia i bambini che, rapiti, scompaiono nel nulla. La televisione ne mette in evidenza tutti i giorni casi nuovi o datati. Le reazioni sono tantissime, ma una sola emotiva: ORRORE. Si ipotizzano diversi moventi: adozioni, pedofilia, espianto d’organi, sequestrati per ridurli alla schiavitù o all’accattonaggio. Tutte ipotesi mostruose nella stessa misura, cose che vanno ben oltre ogni ripugnanza che un essere umano, degno di tale qualifica, possa provare. L’orrore e la paura più grande, a parte il movente di queste scomparse, è il fatto che, una volta spariti, questi angeli non vengono più ritrovati, né tantomeno vengono individuati gli autori di queste nefandezze. Eppure viviamo l’era tecnologica, con la quale vengono risolti casi impossibili di criminalità, di strategie militari, di spionaggio e tantissimi altri. Possibile mai, e ripeto mai, che non si sia arrivati ad individuare le destinazioni di questi bambini scomparsi? Credo che al di là di quelle che sono tutte le priorità, legate alla sicurezza sociale, si dovrebbe concentrare uno sforzo oltre ogni misura per ogni singolo accadimento del genere.
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